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SCABBIA

By Gen 7, 2014 Febbraio 23rd, 2015 No Comments

SCABBIA

La Scabbia è causata da un parassita della pelle, il Sarcoptes scabiei, un acaro invisibile a occhio nudo che scava cunicoli sotto la cute umana e vi depone le uova.

 

Come si trasmette?

Tramite contatto prolungato con una persona infetta, con lenzuola infestate dal parassita, con gli indumenti contaminati.

 

Quali sono i sintomi?

Il prurito, specialmente notturno, è il più tipico dei sintomi. Il fastidio è talmente insopportabile che si finisce per ferirsi grattandosi in maniera eccessiva.

Sulla cute compaiono lesioni di vario tipo, come papule (piccole chiazze rosse in rilievo), vescicole e lesioni lineari, corrispondenti ai cunicoli scavati dall’acaro. Possono essere presenti croste o infezioni della pelle conseguenti al grattamento. Le zone più frequentemente colpite sono: gli spazi fra le dita delle mani e dei piedi, i polsi, i gomiti, le ascelle, le regioni al di sotto delle mammelle, l’addome, i genitali maschili e le natiche.

 

Come si diagnositica?

La diagnosi viene fatta cercando un cunicolo sulla cute e cercando il parassita al microscopio, dopo aver prelevato un campione di una lesione.

 

Come si cura?

Applicando sulla pelle appositi prodotti detti “Scabicidi”, acquistabili in farmacia, a base di piretrine o altre sostanze chimiche. La terapia va effettuata seguendo scrupolosamente le indicazioni del medico per evitare recidive.

Il prurito permane diverse settimane anche dopo aver debellato il parassita.

 

Come si evita la diffusione?

Se si è venuti in contatto con una persona affetta da Scabbia è consigliabile:

– effettuare il trattamento preventivo consigliato dal medico, dopo il bagno o la doccia;
– sostituire la biancheria personale, le lenzuola, le federe e gli asciugamani dopo ogni applicazione;
– lavare la biancheria in lavatrice a temperatura superiore ai 60° C;
– porre in un sacco impermeabile tutto ciò che non è lavabile ad alte temperature (coperte, cuscini, capi in lana), lasciarlo chiuso per almeno 48 ore e poi esporlo all’aria. L’acaro non può sopravvivere a lungo lontano dalla pelle umana.

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