Fra 11 settembre 1943 e il 6 giugno 1944 ossia nella periodo della occupazione nazista della penisola la struttura di via Tasso o per meglio conosciuto come il carcere di via Tasso sono passati molto uomini e donne cittadini comuni . Per molti romani il carcere di via Tasso all’orecchie echeggia come struttura di un periodo buio fatto di paure di angosce e di ferocia che essi hanno vissuto. Era molto difficile uscire vivi da quel posto. Il simbolo di via Tasso erano le torture e la morte. I tedeschi in quella struttura furono di una feroci inaudita .

Il carcere era il quartier generale di Klapper Oggi la struttura è un museo “ il museo della liberazionìe” . Sotto il controllo del colonello Klapper “la Sichereitdienst (SD, servizio di sicurezza) e della Sicherheitdienst polizei (SIPO, polizia di sicurezza) “già erano presenti nello stabile nei civici di via Tasso 145-155. I tedeschi nella loro follia acuta portavano le persone a via tasse anche se non vi era un motivo. I prigionieri tedeschi venivano torturati violentati.Da queste celle riecheggiano le tragedie il dramma che hanno portato con loro in quegli anni bui e che continuano a portare con loro. Nei campi di concentramenti tedeschi a Regina Coeli a forte Bravetta finivano le persone che uscivano da via Tasso.I tedeschi fuggono e lasciano la struttura come la avevano usata.
Prima fu occupato da sfollati e poi divenne il museo della liberazione l’edificio finita la guerra. Il museo fu inagurato nel 1955. Con decreto 277 del 1957 la struttura divenne un ente pubbloco autonomo. I tedeschi fuggono e lasciano la struttura come la avevano usata.

Luca Biagioni

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