Tecnico Storico del Diritto

LA LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO

By Mag 12, 2015 Maggio 28th, 2015 No Comments

 

 

 

 

 

 

 

IL CONTENUTO DELLA DISCIPLINA PENALE  PER QUANTO CONCERNE  LA LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO

 

LEGGE

1) limiti della libertà di stampa ingenerale
Si è già detto che esercizio della libertà di stampa deve soggiacere a quei limiti che più sopra si sono indicati. Ma altri limiti al suoi esercizio è ancora possibile individuare, al di la di quelli del buon costume e all’ordine pubblico. Questi limiti sono di tre tipi:
a) i limiti logici; b) i limiti costituzionali; c) i limiti differenziati.
Nel primo caso questi limiti si ricollegano a quello che è quello che il dettato costituzionale, quale enucleato dall ‘Art 21.Un illustre autore , il Nuvolune, ha identificato correttamente la libertà di stampa come diritto di opinione e di cronaca. La stampa è un mezzo di diffusione del pensiero ero va la sua espressione nel diritto di cronaca e nel diritto di opinione, che vedono le loro basi nei limiti della verità e della continenza. A tali limiti possono definirsi come limiti logici.
Limiti costituzionale è invece quello attinente alla pubblica opinione. questa seconda teoria , il cui maggior esponente è L’Esposito,individua un tale limite nello stesso precetto costituzionale
Gli ultimi limiti sono quelli differenziati: c è necessità cioè di determinare una precisa distinzione; se la stampa deve essere considerata come manifestazione del pensiero o se è ricollegabile ad un ambito di materia privilegiata
Quanto ai limiti logici, essi sono identificabili nella verità dei fatti. Per il Fois quando si parla di falso non basta una qualsiasi dichiarazione non vera ma è necessario la narrazione di un fatto che comporti una lesione di interessi politici, religiosi, o artistici. La lesione deve, essere concretamente individuabile ed effettiva.
Una altro limite è infine, desumibile dalla nota a sentenza della Corte Costituzionale n 1 del 1956 ed individuabile nella tranquillità pubblica, elemento essenziale e connaturale all’esercizio della stampa che deve, per sua natura , evitare la narrazione di fatti che possono alterare la pubblica tranquillità e suscita allarme non giustificato.
Se dunque a questo punto una prima conclusione deve trarsi, si dovrà sottolineare che i limiti della stampa anche se non rigidamente determinati per legge oltre che individuabili nei principi costituzionali, trovano una loro precisa barriera nel rispetto di altri e fondamentali interessi del singolo, il rispetto cioè alla propria intimità personale , al decoro, all’onoro, la cui violazione non potrà mai essere consentita ove non risulti giustificata dai pubblico interesse.
2) I limiti Costituzionali in relazione alla libertà di Manifestazione del Pensiero
Per ricavare quale norma limiti l’attività della stampa e la manifestazione del pensiero dobbiamo prendere in considerazione due beni fondamentali
1) beni costituzionali – 2) il bene dell’ordine pubblico
la prima considerazione comporta l’esame delle limitazioni che riguarda l’ordine pubblico e l’onorabilità delle persone altrui. Ma cosa deve intendersi per ordine pubblico? Due sono le teorie che in proposito si contendono il campo . la prima fa riferimento al concetto di ordine pubblico come ORGANIZZAZIONE GIURIDA FORMALE. La seconda invece individua nel concetto di ordine pubblico la cosidetta PACE PUBBLICA. La corte Costituzionale ha dato tre diverse identificazione del problema, che in un certo senso sono ricollegabili ad unità:
nella sentenza n 1 del 1956 ha parlato di TRANQUILLITA’ PUBBLICA; nella sentenza n 1 del 1966 essa ha parlato di ORDINE PRECOSTITUITO; nella sentenza del 1962 essa ha identificato il problema nell’ORDINE LEGALE basato sulla pubblica convivenza
A questo punto si pone il problema del come la manifestazione del pensiero possa ledere ordine pubblico. Possiamo risolvere il quesito solo analizzando quali siano le norme penali di riferimento. L’esame, sia pur sommario, di alcuni articoli del codice potrà valere quale punto di riferimento: quando fatto è commesso a mezzo stampa (266/4c cp) ; 414 istigazione a delinquere, 415 l’istigazione a delinquere contro le istituzioni dello Stato. Inoltre non va trascurato l’indicazione desumibile dall’art 303 che riguarda il reato di pubblica istigazione o apologia anche per quei delitti non colposi per i quali è stabiliti la pena dell’ergastolo e della reclusione. Alle indicazioni che precedono vanno aggiunti tutte le manifestazioni del pensiero che possono concretare reati contro la personalità interna o internazionale dello Stato. Essi possono così individuarsi: art 272 cp ( Propaganda antinazionale o apologia sovversiva) ; art 238 cp ( Pubblica istigazione e apologia di un attentato contro la Costituzione ; art 266 (istigazione ai militari a disubbidire alle leggi dello Stato) o ancora , sempre per quello che riguarda ordine pubblico gli art 656 ( pubblicazione e diffusione di notizie false ed esagerate che comportano turbamenti dell’ordine pubblico ) ; 661 ( abuso della credibilità popolare ) art 112 del T.U.L.PS. concernente quei divieti che riguardano scritte ed oggetti in genere che possono contrari aglio ordinamenti politici, sociali od economici dello stato. Il divieto sancito dal codice Penale , negli articoli testè citati, dall’istigazione , della propaganda dell’apologia, costituisce quindi un limite non ricollegabile all’art 21 della Costituzione ma ad altre strutture normative. A questo punto non va trascurato di rilevare come nel concetto di propaganda la manifestazione del pensiero si presenta con un fine diverso rispetto al concetto suo proprio e la qualificazione è vista in altra misura sotto l’aspetto della punibilità della azione in quanto rivolta a fine diverso della mera manifestazione. Identica osservazione va fatta per l’apologia , che è fuori dall’ambito del concetto di manifestazione del pensiero.
Definiti quelli che noi identificazione come limiti logici, è giusto considerare questi elementi in relazione all’art 21 e quali influenza essi possono avere su ciò che consideriamo ordine pubblico.
Finchè essi vengono considerati come limiti logici legati alla manifestazione del pensiero è chiaro da un punto di vista intrinseco, che interesseranno solo i vari modi di espressione non impinguendo nel bere da tutelare. Il problema si Fa più importante quando i limiti sono considerati estrinsecamente. La giurisprudenza a questo punto identifica il concetto di ordine pubblico in due significati.
Nel primo caso si parla di ordine pubblico come forma giuridica sociale e nel secondo caso di ordine giuridico costituzionale. Quindi ci troviamo di fronte ad un concetto di ordine legale- formale quale è desumibile dagli articoli 265, 415 cp e 112 del T.U.L.PS. che permettono di individuare un ordine legale costituzionale inteso come la globalità dell’ordinamento. Però questa identificazione del totale ( o globale) ordinamento comporta una limitazione della manifestazione del pensiero ; altre norme invece , cioè articoli 272 , 283. 303 cp , permettono l’individuazione di un concetto di ordine pubblico basato sui principi fondamentali , anche perché la prima interpretazione potrebbe comportare dei problemi in quanto investendo tutto l’insieme dell’ordinamento costituirebbe un limite eccessivo della libertà di manifestazione del pensiero. Dobbiamo adesso analizzare il secondo significato che viene dato al’ordine pubblico visto in relazione al concetto di tranquillità pubblica. Va, quindi esaminato il termine Istigazione , che stà ad indicare l’invito di una persona ad un‘altra a commettere un reato.
Viene quindi , in rilievo l’art 115 cp. Esso contempla l’ipotesi;
a) del caso in cui due persone si accordino per porre in essere un reato e poi lo pongono in essere
b) il caso in cui due persone si accordino per compiere un reato o comunque tale istigazione non venga accolta.
E’ facile allora constatare che il solo accordarsi e non portare a compimento l’illecito penale appare meno importante del reato tentato e quindi sotto tale profilo l’istigazione o l’accordo non seguiti da reato sono esenti da pena. Quindi perché si possa parlare di istigazione occorre che il reato sia compiuto. Resta infine da esaminare il concetto di PUBBLICA SICUREZZA , situazione di vantaggio prevista dalla Costituzione negli artt 13-14-16-17. Quando noi parliamo di turbamenti lo identifichiamo in un pericolo per la sicurezza pubblica nell’a possibilità cioè di lesioni di tale bene.
Tutelare ha quindi il significato di preservare da lesione un bene garantito dalla Costituzione. Ultimo norme da prendere in considerazione sono gli art 656 e 661 del cp che riguarda la diffusione di notizie false e l’abuso di credibilità popolare, notizie che, se pubblicate, non soltanto ledono il pubblico interesse alla quiete e alla tranquillità , come dinanzi esposto , ma per se stesso non possono non essere in contrasto con quei limiti alla manifestazione del pensiero a mezzo stampa più sempre evidenziato. Un ultimo aspetto del problema va preso in considerazione : esso concerne art 4 della legge 29 giugno 1956 n 456 che riguarda apologia di reato per la ricostituzione del Partito Nazionale fascista, che comporta il divieto di pubblicazione o il divieto dell’esaltazione degli esponenti, dei principi , dei fatti, dei modi che riguarda il fascismo . Trattasi pertanto del divieto di apologia di fascismo . trattasi pertanto del divieto di apologia di di finalità autoritarie o che si colleghino a fini anticostituzionale. E’ possibile ipotizzare un rato di apologia in contrasto con articolo 21 della Costituzione ? la risposta è positiva , in quanto l’identificazione della non compatibilità con ordinamento costituzionale è ricavabile dalla disposizione transitoria n XII della Costituzionale che vieta la ricostituzione del partito nazionale fascista, e quindi in una norma costituzionale, anche se di transitoria applicazione.

Luca Biagioni

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