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La legge Mancino

By Ago 20, 2019 No Comments

 

La legge numero 205 del 1993 emanata il 26 aprile del 1993 sulla gazzetta ufficiale della Repubblica nota come la legge Mancino fatto dall’allora Ministro degli Interni Nicola Mancino. Esso fu convertita in legge con decreto 25 giugno 1993, n. 205. La funzionedella legge era punire chiunque commetta un reato che comporti discriminazione in funzione della razza o dellasuperiorità della razza .
“La “legge Mancino” si colloca all’interno di un complessivo quadro normativo volto a sanzionare le condotte riconducibili al fascismo e al razzismo. Le principali fonti normative al riguardo sono le seguenti:la XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana, al primo comma, stabilisce che “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”;in attuazione della predetta Disposizione, la Legge 20 giugno 1952, n. 645, in materia di “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione”, all’art. 1, precisa che si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista:esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica,o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione,o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza,o svolgendo propaganda razzista,ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito,o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista;la Convenzione internazionale sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966, è stata recepita dall’ordinamento italiano con legge 13 ottobre 1975, n. 654.Tale Convenzione dichiara nel suo preambolo, fra l’altro, che “gli stati parti della presente convenzione [sono] convinti che qualsiasi dottrina di superiorità fondata sulla distinzione tra le razze è falsa scientificamente, condannabile moralmente ed ingiusta e pericolosa socialmente, e che nulla potrebbe giustificare la discriminazione razziale, né in teoria né in pratica, [e che gli stati stessi sono] risoluti ad adottare tutte le misure necessarie alla rapida eliminazione di ogni forma e di ogni manifestazione di discriminazione razziali nonché a prevenire ed a combattere le dottrine e le pratiche razziali”.In conseguenza la medesima Convenzione, all’art. 4, stabilisce che “gli Stati contraenti condannano ogni propaganda ed ogni organizzazione che s’ispiri a concetti ed a teorie basate sulla superiorità di una razza o di un gruppo di individui di un certo colore o di una certa origine etnica, o che pretendano di giustificare o di incoraggiare ogni forma di odio e di discriminazione razziale”. Sempre nel medesimo art. 4 della Convenzione, gli Stati contraenti “si impegnano ad adottare immediatamente misure efficaci per eliminare ogni incitamento ad una tale discriminazione od ogni atto discriminatorio, tenendo conto, a tale scopo, dei principi formulati nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo […] ed in particolare:a dichiarare crimini punibili dalla legge, ogni diffusione di idee basate sulla superiorità o sull’odio razziale, ogni incitamento alla discriminazione razziale, nonché ogni atto di violenza, od incitamento a tali atti diretti contro ogni razza o gruppo di individui di colore diverso o di diversa origine etnica, come ogni aiuto apportato ad attività razzistiche, compreso il loro finanziamento;a dichiarare illegali ed a vietare le organizzazioni e le attività di propaganda organizzate ed ogni altro tipo di attività di propaganda che incitino alla discriminazione razziale e che l’incoraggino, nonché a dichiarare reato punibile dalla legge la partecipazione a tali organizzazioni od a tali attività;a non permettere né alle pubbliche autorità, né alle pubbliche istituzioni, nazionali o locali, l’incitamento o l’incoraggiamento alla discriminazione razziale.”
La legge punisce fondalentalmente :
1) il reato commesso punito con il carcere da sei mesi ad un anno e con unasanzione amministratuìiva fino a sei mila euro per ogni forma di istiga all’odio razziale.
a) e anche discriminano verso persone di etnie;
b) per motivi religiosi
c) per motivi o nazionali
2) altro caso di reato se un soggetto fa atti di violenza nei confronti ;
a) di persone di altre etnie
b) di persone di altrereligioni
La pena in questo caso per il reato commesso è da quatto a sei anni
Ogni formadi azioni che si rifanno all’ideologia nazi fascista sono condannati dalla suddetta la legge.Inoltre ogni forma di associazione sempre a scopo razzista fascista o discriminatorio è vietato.
Luca Biagioni

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