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LA TUNISIA AD UN BIVIO SUI DIRITTI CIVILI

By Mag 10, 2019 No Comments

Una situazione alquanto incongruente stà vivendo laa Tunisia. Infatti, se da una parte con quella che è chiamata la Primavera Araba e la modifica della Costituzione avvenuta nel 2014 si è aperto un nuovo ciclo nella garanzia dei diritti civili per il mondo glbt, dall’altra parte essendo in vigore art 230 del Codice Penale tunisino si continua a condannare i comportamenti omosessuali. Inoltre con la nuova Costituzione sono stati introdotti anche il diritto alla privacy. Quindi, di conseguenza chi è sorpreso a commettere atti omosessuali rischia di essere condannati fino a tre anni di carcere. Comunque vi sono dei dibattiti sull’intento di depenalizzare tale reato. In tutto questo frangente ben 120 arresti e pestaggi si sono verificati nel 2018. Di fatto le persone del mondo glbt in Tunisia continuano a non vivere liberamente proprio per il fatto che tale articolo non è stato abrogato. L’intenzione attraverso la costituzione della Commission des Libertés Individuelles et de l’Égalité ( Commissione delle libertà individuali e dell’uguaglianza; COLIBE) il governo nel 2017 ha deciso di fare dei passi in avanti sui diritti umani. La commissione sovraindicata ha avuto l’intento di fare rapporto sui diritti umani nel paese ed è stata voluta dal presidente Beji Caid Essebsi. La Commissione ha deciso quindi di prendere seriamente in evidenza l’importanza di decriminalizzare l’omosessualità. Se circa sette annI prima l’atteggiamento delle autorita’ tunisine era di chiusura verso qualunque cambiamento dal punto di vista dei diritti umani e dei diritti di glbt oggi il governo sembrerebbe pronto a cancellare tale articolo. Mohsen Marzouk afferma che è il momento di cambiare atteggiamento. Mohsen Marzouk rappresenta l’ala laica del paese. Però l’associazione Shams era stata citata in giudizio perché con le sue scelte avrebbe violato sarebbero “contrarie ai principi della società musulmana”, di conseguenza l’attivismo glbt era finito sotto attacco. La risposta dell’associazioni che tali diritti sono diritti costituzionali e universali. La conclusione che se pur la società civile continua far sentire la sua voce attraverso pressioni ancora non si è riuscito a dare cittadinanza alla minoranza Glbtqi
Luca biagioni

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