Diritto

Libertà di stampa e limiti del buon costume.

By Gen 4, 2019 No Comments

La problematica sui concetti di buon costume, pubblicazioni oscene e reati contro la pubblica decenza, parte dalle interpretazioni dell’articolo 1343 del codice civile e dagli articoli 528, 529, 725 del codice penale. L’articolo 1343 codice civile afferma che ogni contratto contro il buon costume è illecito. Nell’interpretare la norma, la Cassazione ha ritenuto che quando si tratta di negozio contro il buon costume non si deve far riferimento al solo elemento, sessuale, perché quando si esprime un principio etico in riferimento al buon costume, si tiene presente per sempre conto del periodo in cui regna una certa morale sociale, un certo tipo di comportamento ed i principi di buona fede ed onestà.Quanto al buon costume, quale concetto avente cittadinanza nel campo penale deve dirsi che esso è incentrato soprattutto sulla morale sessuale.Quanto alla previsione del sesto comma dell’articolo 21 della Costituzione, deve dirsi che il concetto di buon costume va posto in contrapposizione a quanto l’articolo 2 della Costituzione recita circa i limiti dei diritti inviolabili dell’uomo; quindi, identificando, come alcuni hanno espresso, l’elemento famiglia-sesso, prendendo in considerazione il concetto di famiglia come desumibile dall’articolo 29, identificando perciò fra i diritti superiori prima quelli della famiglia come società naturale e dopo quelli della libertà personale, dal che si può quale concetto di buon costume sia stato espresso dall’articolo 21. La dottrina non è, però, concorde in argomento.C’è chi, ad esempio il Fois, chi pone una differenza fra libertà costituzionale riconosciuta e garantita e libertà tutelata, per cui sembra che soltanto in relazione della prima si possa parlare di limiti al buon costume. Questi ultimi sono quindi solo genericamente identificati, sostanzialmente rifacendoci invece all’interpretazione del giudice in funzione di qual è la morale dominante. Ma proprio il fatto che non esiste un concetto preciso di buon costume fa sì che si debba far riferimento ad un concetto quale generalmente accolto dalla maggioranza. Né sarebbe possibile operare diversamente se si vuole adottare un concetto di buon costume valido almeno per la generalità dei cittadini. Per quanto riguarda più particolarmente la problematica giornalistica, il concetto di buon costume è individuabile negli articoli 528-725 del codice penale che riguardano il primo il delitto di pubblicazione oscene ed il secondo la contravvenzione alla pubblica decenza.Altro problema d’indubbia importanza è quello relativo all’identificazione del concetto di “ pudore” articolo 529 codice penale- che riguarda la sfera sessuale e che non facilmente identificabile. Una prima osservazione è, però, possibile al riguardo, e cioè che non è identificare una distinzione dei limiti fra delitto e contravvenzione una ragione di pudore in funzione delle circostanza del momento.

Delineare il pudore in funzione delle circostanze serve ad evitare che ci si fraintenda, poiché non tutte le manifestazioni che toccano la sfera sessuale possono dare adito ad un’offesa al pudore in quanto sono varie le espressioni ad esso attributi.Quindi il giudice valuterà in funzione dell’atto in concreto certo; tale metodo non darà in realtà una precisa regolamentazione del problema, ma altra strada praticabile non appare possibile, per cui il problema del sequestro delle pubblicazioni oscene si porrà nel caso in cui sia stato commesso il delitto previsto dall’articolo 528 codice penale.E’ possibile allora un’identificazione del “ comune sentimento “ del pudore? Qui le teorie che si contendono il campo sono sostanzialmente due: la prima ha carattere prettamente storico per cui si determina l’osceno volta per volta in funzione della natura, del tempo e del luogo. Il concetto non riguarderebbe inoltre un’offesa al sentimento della collettività ma un’offesa al sentimento singolo.La seconda teoria si basa sul sesso, su caratteristiche ottimali immutabili, considerando l’offesa riferita al concetto di realtà sociale e quindi al concetto del “ buon pater familias” così come è inteso in ambito civilistico. Non va però trascurato l’esame dell’ultimo comma dell’artico 529 c.p. che fa riferimento agli oggetti ed agli atti osceni e ciò in riferimento all’ultimo comma di detto articolo.L’opera d’arte o quella di carattere scientifico, infatti, non possono essere considerate contrarie al senso del pudore in quanto offrono motivi di studio, a meno che non vengono offerte o proposte a minori di anni 18. Ciò si spiega in quanto tali elementi costituendo oggetto di studio vanno oltre il concetto d’osceno, eliminando automaticamente ogni conseguenza giuridica negativa. Inoltre c’è da aggiungere che un’opera d’arte, in quanto tale, non è riconducibile al concetto d’osceno qual è desumibile nell’articolo 529 proprio in quanto l’arte non può mai, di per se stessa, essere oscena.Esaminando quindi gli articoli 527-528-529 nel loro complesso, può dirsi che un limite alla libertà di stampa è determinata da una buona tutela del costume con riferimenti al concetto del pudore.Inoltre, l’articolo 528 del Codice penale va ricollegato alla normativa della legge 8 febbraio 1948 n 47 (articolo 14-15) concernente disposizioni relative alle immagini contro il buon costume.
Luca Biagioni

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