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Migranti lgbtq

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Scappato da Camerun dove essere omosessuali è un reato Alain di anni 22 ha chiesto la protezione umanitari internazionale perchè gay. Egli nel suo paese veniva insultato e picchiato. Gli omosessuali migranti non solo fuggono dal loro paesi perchè gay ma vivovo in strutture di accoglienza dove dalle stesse comunità di origini da cui vengono emarginati. Un giorno Alain ha sentito la seguente frase “Un giorno eravamo in cucina, guardavamo in tv un programma sui migranti lgbt.

I miei compagni africani hanno cominciato a dire: ‘L’Italia è un Paese di merda, accetta gli omosessuali’. Ancora una volta non mi sono sentito libero”. Raccontiamo le storie dei ragazzi migranti gay del Hub di Bologna in cui ancora è presente la paura di omofobia e transfobia. Il Presidentedell’Arcigay di Bologna afferma:I migranti lgbt non possono contare sul sostegno delle proprie comunità di origine con cui si trovano a migrare, ma che sono spesso culturalmente connotate da quell’omofobia o transfobia da cui si è fuggiti”. Esistono in paesi come la Germani strutture percuivieni protetto se scappi da situazioni di discriminazione sessuiale . Ad esempio a Berlino vi sono 122 posti in una struttura di una palazzina definita ” segreta”. Le strutture per i migranti sia che sia che siano Lgbt sia per etero sono miste in Italia. Un progetto solo per lgbt in un appartamento a Modena, racconta un operatore del centro umanitario che ha 108 migranti lgbt di un associazione nata nel 2012 “Molto spesso si evita di fare coming out nelle strutture in cui abita perché spesso i migranti non hanno chiara l’idea che gli operatori non siano forze di polizia”, Il problema afferma “Uno dei problemi dell’accoglienza è che non esistono esistono statistiche ufficiali sul numero dei richiedenti asilo lgbt”. I ragazzi difficilmente attraversano i luighi glbt quando voglio crearsi una seconda vita in Italia molto spesso li intercettiamo nei luoghi per i senza fissa dimora, la strada. Su questo contiamo sulla grande rete di relazioni sulla città. Qui a Bologna il Cassero non possiede strutture di accoglienza ma collaboriamo a quattro mani con le associazioni del mondo cattolico, come Padre Marella, o cooperativo, come Piazza Grande”. Il responsabile del arcigay ha affermato che le persone più vulnerabili sono stati decisi determinati percorsi “che dovrebbero essere messi a sistema a livello nazionale, dall’altra parte lo Stato, con il decreto Minniti marcia nella direzione opposta” continua il responsabile arcigay L’aver accorciato i percorsi giudiziari che permettono ai migranti di ottenere il riconoscimento dell’asilo e l’aver tolto la possibilità del faccia a faccia, costringe chi fugge da una persecuzione a dichiarare la propria omosessualità a distanza. C’è un farsi carico da parte delle istituzioni di una paura del migrante che è tutta sbagliata e che va contro le dinamiche di accoglienza che invece il terzo settore è in grado di affrontare”.“Uno dei limiti dell’accoglienza attuale è che le Commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato sono spesso ‘tuttologhe’, non sempre hanno un’idea precisa di quale siano le esigenze dei migranti migranti lgbt – conclude Mastellari. “Non esiste nessun rischio ghetto legato all’accoglienza distinta perché sono i migranti a scegliere se accedere a una struttura protetta o continuare a vivere insieme ad altri connazionali”.
luca biagioni

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