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Sfatando un falso mito: perché di “tradizionale” nessuna Famiglia ha nulla.

By Mag 1, 2015 No Comments

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 Ebbene, scrivere specie su un tema così scottante, richiede da parte di chi lo fa sia umiltà, ma anche la dovuta preparazione. Pertanto, ciò che seguirà non è un assemblaggio di opinioni o una difesa (Apologia) del diritto gay di avere o considerarsi famiglia, ma mira alla base di questa medesima invenzione culturale, quale la “famiglia tradizionale” appannaggio, come si sa da millenni, da parte degli eterosessuali.

Prima di addentrarci in un campo così spinoso, tuttavia, conviene fare una premessa fondamentale: non si seguiranno né confuteranno, nelle righe che seguiranno, i paradigmi religiosi: se infatti i monoteisti lapidano anche oggi gli omosessuali, o li impiccano pubblicamente a delle Gru -anche se minorenni- (Iran), neanche il paganesimo fu così tollerante, come tanti intellettuali hanno voluto sognare o pretendere: nell’antica Grecia, il rapporto anche sessuale tra maschi non era il primo, ma l’ultimo e seguiva una specifica convenzione sociale: una Moglie ufficiale, una Concubina, e infine un amante maschio, spesso più giovane, la cui funzione era quella di “allievo” (Socrate, Platone).

            Il Velo, o meglio drappo, pesante su tale “invenzione culturale” lo lasceremo sollevare agli antropologi, descrivendone per sommi capi, la storia, l’avventura e la disillusione in quella che fu la loro “caccia” alla “famiglia tradizionale”, dai risultati- lo anticipiamo – ovviamente sconcertanti per la medesima disciplina, che pretese prima di “ricercare” le “origini” della cultura umana scoprendo che ognuna di esse era a sé stante (), poi il nucleo familiare, preteso come comune a tutte le culture del mondo (L.-S.; M. Cottowon), rimanendo anche questa seconda volta, beffati e bastonati.

A smentirli non siamo certamente noi, ma altri Antropologi, che a loro volta partirono da quelle basi per dimostrare infondate una serie di nozioni puramente culturali, e da sempre insegnateci: maschio/femmina; padre/madre; fratello/sorella; buono/cattivo; conservazione/distruzione; dolore/gioia, dicotomie, con le quali si è preteso e coniato accanto ad esse, con un uso ideologico e dunque pericoloso, l’appellativo di Naturale. Eppure di naturale, l’animale uomo non ha nulla, se non l’abitudine, ritenuta vizio, della suzione del pollice, e chi ovviamente non si succhia più il pollice, morde le unghie o le pellicine -le famose mani “rovinate”- ebbene  quella è l’unica cosa di veramente naturale che facciamo. Il resto della nostra esistenza è solo una somma di Culture: quella ereditata, cioè trasmessa dalle “famiglie” e quella trasmessa dalla scuola (non tanto nelle nozioni, ma nei comportamenti da adottare socialmente); e la Cultura appresa, cioè quella che abbiamo imparato a nostre spese durante il corso della nostra vita: viaggi,  passioni, hobbies, il confronto e lo scontro con gli altri.

            La vecchia Antropologia, la stessa che tanto si spese alla ricerca di queste inesistenti verità immutabili e che operò dalla fine degli anni ’80 dell’Ottocento fino alla fine della seconda guerra mondiale, suddivideva il mondo, e le “culture” (cioè villaggi, o quelle che chiameremmo Tribù) tra Civilizzati (gli occidentali) e Selvaggi (cioè quelli che si riteva fossero vissuti così come madre terra li aveva creati millenni prima soltanto per penne, archi, frecce, e mutandine di pelle di camoscio). Per dirne uno, fra tutti gli artisti che più di tutti “usarono” questa riscoperta di ciò che chiamarono – denigratoriamente – Primitivismo, ci fu Picasso, le cui opere andarono a ruba, per la contemporanea scoperta di questi “universi” ritenuti così lontani, eppure così vicini alle Origini umane, che lui tradusse in pittura. Tutto ciò fu ed è ancora abominevole, ma questa disciplina ha saputo chiedere scusa, anche se in ritardo, a partire cioè dagli anni ’80 del ‘900 (J. Clifford; C. James).

genova-mentelocale Tutto ciò è risuonato come abominevole alla seconda generazione di Antropologi, che eseguirono il proprio scrupoloso lavoro di “classificazione delle culture”, tra gli anni ’50 e ’70 del ‘900. La sintesi era che sotto la spinta di un’incontrollabile fenomeno di globalizzazione delle culture, la risposta era studiarle, o meglio affrettarsi a studiarle prima che fossero contaminate… Niente come scriverà egli stesso, gli farà più male della foto di un “nativo d’America scrivere con una stilografica o fumare una pipa” (Levi-Strauss). Così inseguendo nella loro affannosa ricerca queste “culture”, alle quali spesso non sapevano come rapportarsi: scriverà M.Caltwan, contemporanea del precedente antropologo: “abbiamo trovato una cultura e ancora non sappiamo che nome dargli”. Ma come avete trovato una cultura e non sapete che nome dargli? Basta chiederglielo no? Rispose la Generazione moderna, che oggi sotto il peso di queste affermazioni ride. Ma ancor più grasse furono le risate quando questi antropologi ed altri si scontrarono con la loro idea originaria di famiglia…

            Eh, già perché in molte tribù di “Indiani” ossia Nativi d’America, il Genero per così definirlo del Capo tribù, non si sposava con la figlia dello stesso, ma con il Braccio del Capo Tribù. Sì avete letto e capito bene, si chiama “Matrimonio con il Braccio”. Avevano scoperto che in diverse Tribù (culture africane) esistevano due pratiche poco consone all’Occidente: il curioso matrimonio con il fantasma. Se un capofamiglia moriva, il fratello di questi, ovvero cognato della donna, sposava, la stessa, ma ereditando il nome e il cognome del defunto, allevandone i figli al proprio posto e curandosi della moglie, finché uno dei figli della stessa non avrebbe ricambiato il favore allo “zio” obliato, e via dicendo di generazione, fino all’estinzione della “disgrazia”. Ma cosa ancor più curiosa scoprirono che in diverse “Tribù” o “Culture” dell’Africa esistevano non solo la poligamia femminile, una donna con tanti mariti, non solo in altre ancora, la separazione tra i maschi e le femmine anche se sposati, dormendo in case separate, le donne, dalla nonna all’ultima figlia, da una parte e i maschi in un’altra casa, a cui le donne a fine giornata mandano il pasto; ma perfino i Matrimoni omosessuali, sia fra donne che fra uomini (P.Vereni, Antropologia Culturale e Antropologia della parentela).

           famiglie-arcobaleno Ebbene sì, se nell’Italia civile e civilista ancora aprire un dibattito sulle unioni gay scatena una retorica, non morale sia inteso, ma becera e di matrice catto-fascista, in diverse tribù dell’Africa è consentito sposarsi e vivere congiuntamente tra membri dello stesso sesso da millenni. Gli abbiamo rubato l’oro, i diamanti, i terreni agricoli, le nazioni, il thè, il legame per rifornirci, i tesori più inestimabili, ma non siamo riusciti, pur discendendone, in quanto Sapiens, a “rubargli” la cultura, la vera cultura, quella che rende liberi nonostante anni di schiavitù e servilismo. Come noi del resto, schiavi e servi, che subiamo quotidianamente il maltolto e il malfatto. Ma in fondo nessuno potrà levarci quella speranza, e quella piccola possibilità un giorno, di riuscire a farcela.

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