Tecnico Storico del Diritto

STAMPA, REATI COMMESSI A MEZZO STAMPA-PERIODICA

By Giu 23, 2015 No Comments

STAMPA-REATI COMMESSI A MEZZO STAMPA-PERIODICA-DIRETTORE RESPONSABILE –DIFFAMAZIONE COMMESSA A MEZZO STAMPA-RESPONSABILITÀ DEL DIRETTORE A TITOLO DI COLPA AI SENSI DELL’ART 57 COD-PEN- E RESPONSABILITÀ A TITOLO DI CONCORSO NEL REATO- ELEMENTI DIFFERENZIALI. INDICAZIONE-

In materia di reati di stampa la responsabilità del direttore, a titolo di colpa, per non aver impedito la commissione del reato, è ben diversa  da quella a titolo di concorso, la quale ultima in tanto può sussistere in quanto siamo presenti  tutti gli elementi generalmente occorrenti a norma dell’art . 110 codice penale , tra i quali in primo luogo il dolo.

Per affermare il concorso nella diffamazione commessa dall’autore  dello scritto occorre dimostrare che il direttore ha voluto la pubblicazione nell’esatta conoscenza  del suo contenuto lesivo e, quindi con la consapevolezza di aggredire la reputazione altrui .  Quando  invece al direttore è addebitabile solo l’omissione del controllo dovuto ci si trova in presenza della diversa fattispecie colposa di cui art  57 codice penale rispetto alla quale l’eventuale diffamazione si configura come l’evento dello  specifico reato previsto a carico del direttore.

E’ notevolmente importante esaminare il delicato  problema del rapporto fra diritto di libertà di stampa o di espressione in genere e la , la responsabilità penale  di ciò che si esternato, sostanzialmente perché vi è un aspetto inerente alla responsabilità del giornalista che riguarda le sue scelte politiche.

Devono essere tenuti presenti  i limiti  al diritto di cronaca , poiché  il giornalista ha l’obbligo  di riportare fedelmente quanto accaduto. Si è posto anche il problema  se il diritto di cronaca possa essere collegato  con una non determinata verità: è ovvio che non è possibile  la pubblicazione di un fatto  non rispondente al vero e casi del genere si verificano  anche  quando si  fa riferimento  ad una verità parziale   o ad ipotesi  in cui  i fatti sono mal selezionati o parzialmente veritieri o legati  ad un interesse di parte.

Si pone , quindi , la questione se il giornalista  abbia  il diritto di espressione anche se la verità non è accertata  e pubblicata  correttamente. La risposta non può essere  negativa.

Al  diritto di esercizio della libertà di stampa corrisponde, infatti, il diritto del singolo di non essere leso nei suoi beni primari ed assoluti. Va anche detto che al diritto di esercitare  la propria libertà di aggiunge quello della solidarietà verso gi altri, principio di rilevanza costituzionale per cui sotto tale aspetto appare necessario che la stampa sia concepita soprattutto come servizio sociale, tale da aiutare l’uomo nella sua crescita intellettuale e morale.

Ne’ va trascurato  di rilevare  che secondo art 29 della dichiarazione  dei diritti dell’uomo, la libertà  di esercitare  un diritto è sempre conforme a determinati limiti di legge per ciò che riguarda il diritto di libertà altrui e le sue esigenze morali, e la stampa non fa eccezione a tale principio.

Il problema è, dunque , quello di un bilanciamento fra gli opposti segnati interessi.

Il fatto che più diritti siano sullo stesso piano e possano essere in contrasto,  non può  sul piano giuridico portare alla violazione  ingiustificata di uno di essi. Da qui il corollario che come tutti  gli altri diritti di libertà di manifestazione  il proprio pensiero  incontra una serie di barriere rivolte a garantire il pensiero e la libertà degli altri nel loro aspetto di pacifica ed ordinata convivenza. Ciò non significa che il diritto di cronaca non possa in certi casi non ledere il diritto del singolo. Occorrerà allora verificare se e fino a che punto l’esercizio della cronaca possa invadere la altrui sfera di libertà o di riservatezza.

 

Luca Biagioni

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